L'Autoblinda
AB 41/43 - parte prima
La seconda vita di un autoblinda AB 41/43
Nel
1937 erano avviati gli studi per un nuovo tipo d’autoblinda,
che sarebbe andata a sostituire i vecchi 611 scudati e le
obsolete lancia 1 zeta. Il primo esemplare prodotto dalla
“SPA” (SPA- Ansaldo fossati) fu pronto per le prove nel
1939 e il suo collaudo fu giudicato ottimo e soddisfacente.
Nel frattempo alcuni esemplari vennero ceduti alla P.A.I.
(Polizia Africa Italiana) per prove in zone desertiche e tra
il 1940-41, dopo vari
mesi di collaudi operativi che suggerirono di apportare
migliorie e perfezionamenti, si arrivò al modello definitivo
denominato AB-40, armato con 3 Breda mod. 38 da 8 mm, due
binate in torretta e una in ritirata in camera di
combattimento. Questo modello molto azzeccato fu la base di
molti derivati come l’AB 41, l’AB-42 (rimasta allo stadio
di prototipo), l’AB-43 (prototipo armato con un cannone da
47), una versione senza torretta da destinare al trasporto
munizioni
ed infine l’AB-41/43 su cui ci soffermeremo per
entrare nei particolari tecnico-meccanici ed effettuare
addirittura una prova sia su strada che in fuoristrada.
L’AB41/43 che prenderemo in esame differisce dall’AB 41
(la più nota) solo per le modifiche alla torretta, resa più
comoda allargandola (va ricordato che in questo veicolo,
incredibilmente, il capocarro era anche servente e puntatore
di ambedue le armi in torretta) e più “sicura”
abbassandone il profilo di circa 12 cm con vantaggi talmente
evidenti che vi risparmiamo.
L’armamento
della AB 41/43 resta identico a quello delle AB 41, vale a
dire un cannoncino
automatico da 20 mm
Breda mod. 35 (da carro) con una Breda mod. 38
coassiale ed un’altra Breda
Mod. 38 posta in casamatta, con supporto sferico, in fuga.
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tratte dal manuale di uso e manutenzione dell'AB
43 |
Questo
veicolo corazzato, molto veloce su terreni come sabbia, neve,
piste e fuoristrada non particolarmente impegnativo, è dotato
di quattro ruote motrici e direttrici; originale e molto
importante è la sistemazione delle sue due ruote di scorta ,
montate una per lato, tra le porte di accesso e
l’asse anteriore, ciascuna “folle” su un perno portante.
Esse entrano in azione ad un qualsiasi dosso, fornendo un
punto di appoggio che evitava lo “spanciamento” delle AB
evitando così di farla rimanere a cavallo di ostacoli anche
modesti ma letali, per un veicolo che altrimenti risultava un
poco troppo lungo. Il principio è totalmente mutuato dagli
autocarri delle serie “dovunque” che già da tempo
adottavano questo dispositivo, peraltro abbastanza diffuso
anche all’estero su veicoli analoghi.
Le sospensioni sono
indipendenti: doppio triangolo con
molloni e due ammortizzatori per ruota, con le due
ruote anteriori montate di poco sporgenti dalla sagoma della
corazzatura, accorgimento che consente d’avere un angolo
d’attacco degno del miglior fuoristrada, permettendo di
attaccare pendenze accentuate o gradini di notevole altezza.
Posteriormente l’attacco delle sospensioni si trova più
all’interno, ma tutto il sistema
triangoli-molloni-ammortizzatori è la copia conforme
dell’anteriore.
Soluzione tecnicamente sofisticata ma di dubbia utilità era
la peculiarità di avere due posti
guida (forse utile al Brennero, un poco meno sulle
pianure dell’A.S.), conseguentemente le AB possono marciare
quasi indifferentemente nei due sensi, tant’è vero che
l’equipaggio è composto da quattro uomini, due dei quali
impegnati come piloti, un capocarro e il quarto uomo
“tuttofare” seduto alla mitragliatrice di ritirata.
L’autotelaio è a longheroni dritti con traverse di
irrigidimento e accoglie da dietro in avanti il motore, uno
“SPA” 6 cilindri in linea di concezione veramente
innovativa a valvole in testa, con tre testate modulari,
accensione con motorino d’avviamento o manovella, provvisto
di magnete
a scatto e anticipo automatico a masse espansive,
carter secco, con il serbatoio dell’olio separato e
di capienza molto elevata (13 litri),
tre pompe olio due delle quali di recupero e una di
mandata per la lubrificazione forzata degli organi di
movimento. Tutto è costruito appositamente per ridurre gli
ingombri, specie verticali, del motore. Il raffreddamento è
ad acqua, con due enormi radiatori separati da sei elementi
isolabili ognuno (tipico sistema dei veicoli R.E.) con due
enormi ventole in alluminio (vere e proprie opere d’arte)
mosse da cinghie trapezoidali collegate all’albero motore
che aspirano aria dalla camera di combattimento tramite due
aperture blindate e che sboccano dietro le ruote di scorta. Di
qui l’aria era poi risucchiata dalle ventole attraverso la
camera di combattimento e la camera motore che comunicano
senza parafiamma, contribuendo al raffreddamento del motore
prima di essere espulsa da dietro attraverso i radiatori per
uscire sia dalle griglie poste tra i due cofani motore e la
parte posteriore, sia da una larga apertura protetta posta più
in basso. Nelle AB 41 erano presenti due prese d’aria anche
nella parte anteriore della torretta, coperte da due
caratteristiche protezioni blindate.
In blocco con il motore vi sono la frizione monodisco a secco,
di dimensioni enormi, e poi il cambio con l’inversore di
marcia (nota tanto curiosa quanto importante: il cambio ed
altre parti nevralgiche della meccanica portano marcature
Lancia!).
Il pilota anteriore, al posto di guida principale, ha a
disposizione sei marce avanti e sei indietro, mentre il pilota
secondario (che convive spaventosamente a contatto diretto con
il motore) ha a disposizione“solo” quattro marce avanti e
quattro indietro.
Su due enormi giunti in gomma telata il blocco
motore-cambio-inversore si collega all’unico differenziale
centrale bloccabile del peso di 180 kg, la scatola dello
stesso è in ghisa, montata tra i due longheroni del telaio
fungendo da traversa di irrigidimento. Il moto viene trasmesso
alle ruote da quattro alberi
montati a X (come su altri veicoli R.E. tipo TL 37, TM
40 o TLF) collegati alle ruote tramite un ultimo riduttore
composto da pignone e corona solidali con la ruota.
Il sistema frenante è del tipo idraulico, con tamburi di
grande diametro e quindi assai efficace; peraltro la velocità
massima e il peso del veicolo suggerirono di introdurre, a
partire dalla fine del 1943, un adeguato servo freno che non
era montato sul nostro esemplare appartenente alle primissime
AB 41/43 prodotte.
L’alimentazione del carburante avviene tramite due pompe
elettriche che aspirano benzina dal serbatoio principale
(capienza 118 litri) sistemato anteriormente, protetto tra i
due longheroni principali, tra il differenziale centrale e il
sedile del pilota principale. Alla riserva provvede un
serbatoio a caduta dalla capienza di 25 litri che rende
l’autoblinda efficiente anche senza le batterie per
l’avviamento e le pompe elettriche.
Il serbatoio dell’olio e della riserva di benzina sono posti
sopra il quadretto di controllo/accensione posteriore (che
ospita anche lo strumento della pressione dell’olio), sotto
la lamiera verticale posteriore che ospita la Breda posta in
ritirata e la feritoia del secondo pilota, facilmente
accessibili da ambedue le posizioni.
La sagoma dell’AB-43 può essere giudicata nella sua
interezza come estremamente moderna per quei tempi, nonostante
sia costituita da piastre intercambiabili (all’epoca da un
lato si pensava fosse più economica e pratica la sostituzione
della singola piastra, dall’altro l’industria nazionale
non era in grado, o non voleva, fabbricare corazzati in grande
serie con scafi fusi o saldati) rese solidali tramite
imbullonatura su uno “scheletro” portante, con dadi
esagonali lavorati a testa conica per cercare di renderli il
più possibile resistenti agli impatti. Le lamiere da scudo
avevano diversi spessori; in torretta la protezione frontale
della mitragliera è di 23 mm, le restanti piastre sono di 13
mm, mentre la scudatura dello scafo è di 8 mm.
Anteriormente, sulla piastra dove si trova la feritoia del
pilota principale, sono ricavati i due alloggiamenti protetti
da coperchi blindati reclinabili per due fari di grosso
diametro (tipo TL 37). Sul parafanghi destro ci sono le trombe
più due canistri da 20 litri ciascuno montati uno per
parafango. Sul lato sinistro ci sono i supporti per quattro
canistri più una “gravina” (piccone). I due portelli
d’accesso laterali, posti tra le ruote di scorta ed il
motore sono sdoppiati, seguendo l’inclinazione delle lamiere
dello scafo.
Posteriormente, sulle lamiere che coprono il motore sono
aperti due portelli corazzati di enormi dimensioni che
consentono un facile accesso per le operazioni di manutenzione
o piccole riparazioni del motore, palanchino (noto come piede
di porco) e cassetta portafumogeni completano la dotazione.
All’estrema parte posteriore si trovano di nuovo due fari di
dimensioni minori e un altro canistro supplementare tra un
gancio traino e il parafango sinistro. Sul parafango destro
c’è la marmitta con il suo disegno, tanto inconfondibile
quanto gradevole.
Ai quattro angoli del veicolo ci sono altrettanti ganci di
manovra, mentre sei pneumatici di tipo artiglio completano la
“parte bassa” dell’AB43.
La torretta girevole è a comando esclusivamente manuale (come
era su tutti i veicoli di questo genere impiegati all’epoca)
per tramite di un volantino che le consente il brandeggio sui
360 gradi; sul cielo della stessa troviamo il portello di
chiusura (abbastanza inviso agli equipaggi) diviso in 2 parti,
a differenza del “portellone” unico delle AB 41.
All’interno vi sono il cannocchiale panoramico rotante, con
l’indice dell’orizzonte, il cannocchiale di puntamento
delle armi, le due Breda e gli accessori per gli stessi.
Sulle AB non era purtroppo previsto l’interfono, anche se si
sono viste fotografie d’epoca con interfoni
“d’occasione” installati tra i vari membri
dell’equipaggio e con bene in evidenza il marchio del
“fornitore”…. Regia Aeronautica…..al che viene
spontanea l’indiscreta domanda :“Ma
la R.A. lo sapeva di concorrere all’allestimento dei
corazzati ??!?!”
Fabio Temeroli
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